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Storia
La guerra di trincea
Versione Italiana     |     27.07.2022
La Guerra di trincea
 
Questi soldati inglesi costretti a riposare in mezzo al fango e allo sporco raffigurano bene lo squallore e le privazioni che caratterizzavano la vita in trincea. L'artiglieria tedesca poteva aprire il fuoco in qualsiasi momento costringendo i soldati a correre nei rifugi dove vivevano in condizioni spesso inumane.



QUALE STRATEGIA?
Dopo lo scacco della prima Battaglia di Ypres, Falkenhayn si trovò costretto ad affrontare il difficile problema di una guerra su due fronti. Dopo lunga analisi, giunse alla conclusione che la Guerra a occidente era entrata in una fase di stallo, mentre a est i russi avrebbero potuto ritirarsi per un tempo indefinito senza per questo concedere alle armi tedesche una vittoria significativa. Il comandante in capo tedesco maturò così l'opinione che il conflitto fosse degenerato in una guerra d'attrito, ma Hindenburg e Ludendorff, gli eroi di Tannenberg, non erano d'accordo. Entrambi erano, infatti, convinti che, se Falkenhayn gli avesse concesso i rinforzi di cui avevano bisogno, la vittoria sul Fronte orientale sarebbe stata a portata di mano. Alla fine, Falkenhayn accondiscese. Così, tutti gli sforzi offensivi tedeschi del 1915 con una sola eccezione significativa - sarebbero stati rivolti a oriente.



QUESTA FOTOGRAFIA, RIPRESA DALL'AEREO, MOSTRA LA COMPLESSA RETE DI TRINCEE: UN SISTEMA DI GRANDE COMPLESSITÀ IN GRADO DI FRUSTRARE QUALSIASI OFFENSIVA.

Al centro del dibattito strategico c'era la nuova, inaspettata evoluzione della guerra moderna, ormai dominata dalle tattiche di attrito. La Prima Guerra Mondiale si era trasformata in qualche cosa che rammentava un gigantesco assedio.
UN NUOVO OBIETTIVO
Dopo molti dibattiti sulla strategia da adottare, nel 1915, i contendenti presero vie diffe- renti per raggiungere l'obiettivo - questo comune a tutti - di una rapida vittoria. I tedeschi, guidati dal nuovo comandante in capo, Erich von Falkenhayn, ritenevano che il Fronte occidentale avesse ormai raggiunto una fase di stallo e decisero di concentrare gli sforzi a est, con l'obiettivo di annientare la Russia. Inglesi e francesi cercavano invece un decisivo successo a occidente, nella speranza di riuscire almeno a ricacciare i tedeschi dal terreno che questi avevano conquistato nel 1914. Il risultato di questi piani precipitò nel Fronte occidentale durante il primo anno di guerra di trincea. Entrambe le parti, alleati e Imperi centrali, si trovarono a dover risolvere in qualche modo i tristi dilemmi posti da una specie di assedio che attraversava tutta l'Europa, dalla Manica alla Svizzera. La Guerra raggiunse livelli mai visti prima, stremando le nazioni coinvolte. Già alla fine del 1915 il logorio causato dal conflitto cominciava a farsi evidente in tutto il Continente.
Anche gli alleati erano tormentati da problemi analoghi. I francesi, guidati da Joffre, sostenevano con decisione che qualsiasi attacco alleato dovesse svolgersi sul Fronte occidentale, con l'obiettivo di ricacciare l'esercito tedesco fuori dal suolo francese. Gli inglesi non erano altrettanto sicuri. Diversi politici britannici di primo piano, tra cui il Primo Lord dell'Ammiragliato Winston Churchill e David Lloyd George, pensavano fosse meglio aggirare lo stallo del Fronte occidentale attaccando avversari meno scorbutici in qualche altra regione europea. Nacque così il dibattito tra "orientalisti" e "occidentalisti" che avrebbe tormentato la pianificazione strategica alleata per tutto il resto del conflitto. I suggerimenti per l'apertura di un nuovo Fronte orientale proponevano varie possibilità: da uno sbarco di truppe britanniche nelle pianure settentrionali tedesche, che avrebbe potuto minacciare direttamente Berlino, a uno sbarco in Grecia per soccorrere la Serbia fino a un altro sbarco a Gallipoli, volto a sconfiggere la Turchia, il nuovo alleato della Germania. La maggior parte dei militari, compresi French e Haig, erano veementi oppositori di qualsiasi opzione orientale; affermavano infatti che il nemico principale era la Germania e che colpire la Turchia avrebbe aiutato ben poco a sconfiggere i tedeschi. Malgrado l'aspro dibattito in corso, restava il fatto che nel 1915 il più importante alleato della Gran Bretagna era ancora la Francia, e dato che questo Paese stava sopportando la maggior parte del fardello bellico, manteneva un fermo controllo sulla pianificazione strategica alleata. Di conseguenza, nel 1915, i principali sforzi alleati si concentrarono sul teatro operativo occidentale e l'unica vittoria degli "orientalisti" fu un attacco navale nei Dardanelli. Un'operazione di importanza trascurabile, almeno a prima vista.

la guerra di trincea
ALCUNI SOLDATI BRITANNICI TRASPORTANO MATERIALE PER COSTRUIRE NUOVE TRINCEE. IL MANTENIMENTO IN PIENA EFFICIENZA DELLE GRANDI RETI DI TRINCEE DEL FRONTE OCCIDENTALE RICHIEDEVA UN LAVORO COSTANTE E MASSACRANTE.
LA GUERRA DI TRINCEA
Al centro del dibattito strategico c'era comunque la nuova, inaspettata evoluzione della  guerra moderna, ormai si era, infatti, congelata in qualcosa che rammentava da vicino un gigantesco assedio. Dopo che erano stati ricacciati indietro dalla Marna, i tedeschi si erano trincerati nelle aree più difendibili a loro disposizione, spesso dietro a fiumi o su posizioni dominanti. Anche gli alleati che li incalzavano avevano allora realizzato sistemi di trincee che, però, erano in genere piazzate su terreno molto meno favorevole. La città belga di Ypres rappresenta forse il più valido esempio del vantaggio che i tedeschi si assicurarono scegliendo con grande cura la dislocazione dei loro appostamenti difensivi. Ypres era in mano agli inglesi e si trovava all'interno di un saliente che si protendeva entro le linee nemiche. I tedeschi erano però riusciti a conquistare una corona di alture che circondava le posizioni britanniche e da esse erano in grado di dominare la BEF, sorvegliandone ogni mossa. Con un minimo preavviso erano così in grado di scatenare un fuoco tremendo su qualsiasi movimento britannico nell'intero settore. L'apice del saliente di Ypres era perciò considerato la peggior destinazione per gli effettivi del Corpo di spedizione britannico, tanto da essere ribattezzato con il pittoresco appellativo di Hell-fire Corner, letteralmente "angolo del fuoco infernale". Con il progredire del conflitto la tecnica costruttiva delle reti di trincee si sarebbe fatta sempre più complessa ma, già nel 1915, si era in grado di realizzare formidabili fortificazioni. Le trincee erano in genere profonde circa due metri e mezzo ed erano protette da un parapetto e da molteplici, micidiali sbarramenti di filo spinato. Nelle postazioni più munite gli occupanti scavavano, al di sotto delle trincee propriamente dette, dei profondi ricoveri, in grado di ripararli da qualsiasi offesa tranne che, ovviamente, dal centro pieno di un colpo d'artiglieria pesante. Le trincee erano realizzate su un percorso a zig-zag, studiato per limitare i danni causati dalle schegge dei colpi d'artiglieria o dell'eventuale tiro d'infilata del nemico.
LA GUERRA CHIMICA
Il debutto delle armi chimiche avvenne in occasione della prima Battaglia di Ypres, nell'aprile del 1915. In quell'operazione i tedeschi aprirono svariati serbatoi cilindrici riempiti con gas di cloro, in modo che la nube tossica da essi sprigionata venisse trasportata dal vento sulle linee anglo-francesi. I soldati alleati, non aspettandosi un simile attacco, e non avendo maschere e respiratori, subirono gravi perdite: il gas di cloro ha l'effetto di corrodere lentamente i polmoni. Vi furono circa cinquemila morti. Naturalmente l'impiego dei gas provocò immediate contromisure e già all'inizio del 1916 erano ampiamente diffuse le maschere antigas a scatola-filtro. Nel corso del conflitto entrambe le parti svilupparono gas sempre più letali e perfezionarono i sistemi per lanciarli sul nemico. Nel luglio del 1915 i tedeschi riuscirono a caricare con gas tossici i proiettili d'artiglieria, cosicché nessuna area del Fronte alleato si poteva più considerare al sicuro da tale spaventosa tecnica d'attacco.
Il più micidiale tipo di gas impiegato durante il conflitto venne introdotto sempre dai tedeschi nel luglio del 1917 e divenne famoso come "mustard gas", gas mostarda, per il suo odore simile alla senape, oppure "iprite", da Ypres, primo luogo ove venne impiegato in combattimento. Esso causava gravi ustioni alla cute e agli organi respiratori. Malgrado i suoi orribili effetti, il gas non fu mai un'arma risolutiva. Il continuo aggiornamento delle contromisure lo ridusse a nulla più che una "seccatura", in quanto costringeva gli uomini a combattere indossando le loro opprimenti maschere antigas. Nel corso del conflitto l'impiego dei gas tossici causò comunque un totale di un milione di perdite. Il poeta britannico Wilfrid Owen catturò tutto l'orrore di un attacco chimico nei versi del suo "Dulce et decorum est":

Gas! Gas! Presto ragazzi! - un'estasi maldestra, la maschera a posto appena in tempo; ma già qualcuno urlando era a terra come al tormento di fuoco e calce.. Confuso, nelle lenti appannate e nella luce verde come in un mare smeraldino lo vidi affogare. Tutte le notti in sogno, impotente, lo vedo madido, soffocare, annegare, tendermi la mano. E se in sogno anche tu potessi seguire al passo il carro che lo portò, e vedere i suoi occhi roteare al bianco, il suo viso da impiccato, da demone pieno di peccato; se anche tu potessi udire a ogni scossa il sangue gorgogliare, schiuma nei polmoni, orrido come cancro, amaro come vomito di putride perenni piaghe in una bocca innocente, amico mio, non avresti il tuo gran piacere al dire a giovani ardori avidi di disperata gloria, la gran menzogna: Dulce et decorum est pro patria mori.
La guerra di trincea
TRUPPE INDIANE SUL FRONTE OCCIDENTALE DOTATE DI UNO DEI PRIMI TIPI DI MASCHERE ANTIGAS
la guerra di trincea
UFFICIALI FRANCESI, IN ISPEZIONE AL FRONTE, OSSERVANO GLI UOMINI INTESI A SCAVARE UNA TRINCEA. GLI UFFICIALI DI ENTRAMBI LE PARTI FURONO PESANTEMENTE CRITICATI PERCHÉ NON COMPRESERO QUANTO RACCAPRICCIANTI FOSSERO LE CONDIZIONI DI VITA DEI LORO UOMINI.
Spesso le prime linee erano costituite da due successive trincee parallele, separate da circa duecento metri di terreno attraversato da camminamenti che le ponevano in comunicazione una con l'altra. Le linee erano poi costellate di nidi di mitragliatrici che incrementavano le difese col loro tremendo potere di fuoco. Immediatamente dietro di esse era mimetizzata una varietà di altri appostamenti difensivi, quali ulteriori capisaldi irti di mitragliatrici, camminamenti, postazioni d'artiglieria e ricoveri dedicati alle infrastrutture logistiche e di supporto. L'intera rete di trincee arrivava a costituire una cintura difensiva spesso profonda oltre quindici chilometri, costituita da un incredibile dedalo di scavi tortuosi. Alla fine, le reti di trincee scavate sul Fronte occidentale arrivarono alla sbalorditiva estensione totale di più di ottomila chilometri.
Questi formidabili sbarramenti costituivano un problema insuperabile per qualsiasi offensiva. I difensori potevano far conto sul fuoco concentrato delle mitragliatrici e di grandi concentrazioni d'artiglieria. L'azione combinata di queste armi era in grado di sviluppare un uragano di fuoco capace di spazzare via qualsiasi iniziativa d'attacco venisse portata nell'area scoperta che divideva le linee dei contendenti; quella zona che divenne presto tristemente nota come "terra di nessuno". Per sopraffare difese così organizzate e potenti, le offensive della Prima Guerra Mondiale potevano attingere a un arsenale relativamente limitato. Le mitragliatrici e, in genere, le armi leggere della fanteria potevano ben poco contro un nemico trincerato. Esclusivamente il tiro balistico dell'artiglieria pesante sembrava in grado di distruggere le linee trincerate del nemico, ma tali armamenti sembravano scarseggiare da ambedue le parti. Solo a conflitto inoltrato, artiglieria e relativo munizionamento, vennero prodotti in grande abbondanza e quindi impiegati a profusione. Per esempio, nei bombardamenti preparatori alla Battaglia della Somme, gli inglesi spararono qualcosa come un milione e mezzo di colpi d'artiglieria.
Peraltro, nell'ottica offensiva, le prestazioni dell'artiglieria avevano una fatale lacuna: l'imprecisione. Per la prima volta nella storia militare, infatti, l'artiglieria veniva impiegata nel tiro indiretto, ovvero i serventi sparavano contro un bersaglio che non vedevano e che spesso era a grandissima distanza. In queste condizioni riuscire a ottenere una buona precisione di tiro richiede costante esercitazione e consumata competenza professionale, ma gli artiglieri della Prima Guerra Mondiale ricevevano il loro addestramento direttamente sul campo di battaglia. Il risultato fu che, statisticamente, su cento colpi sparati contro una trincea fuori dalla linea visiva, solo due andavano a segno.
La Prima Guerra Mondiale fu l'unica guerra moderna caratterizzata dalla mancanza di uno strumento militare capace di impiegare la velocità per mutare una vittoria tattica in un'avanzata di significato strategico.
La guerra di trincea
TRUPPE INGLESI SPOSTANO BRACCIA A FORZA DI BRACCIA LA LORO ARTIGLIERIA. ANCHE DURANTE I PERIODI DI COSIDDETTO RIPOSO, I SOLDATI ERANO COSTANTEMENTE IMPEGNATI.
La guerra di trincea
CAVALLERIA INDIANA IN MOVIMENTO NEL CORSO DELL'OPERAZIONE DI NEUVE CHAPELLE. LE TRINCEE NON ERANO L'AMBIENTE MIGLIORE DOVE IMPIEGARE CON EFFICACIA LA CAVALLERIA, MA I COMANDANTI DEGLI ESERCITI BELLIGERANTI LO CAPIRONO CON GRANDE RITARDO.
Se poi si considerano i problemi derivanti dalla scarsa qualità della produzione, c'erano buone probabilità che uno di quei due colpi non esplodesse nemmeno. Insomma, l'artiglieria aveva un'ottima efficacia nell'abbattere grossi bersagli, come per esempio una grande unità in movimento nella terra di nessuno, ma era assolutamente inadatta a bersagliare piccoli obiettivi quali i sessanta centimetri della bocca di una trincea. Fu così che il martellamento dell'artiglieria, per quanto fragoroso e impressionante, quasi sempre ebbe scarsi effetti - se non psicologici - su un nemico ben trincerato. Per ovviare a questa situazione fu necessario attendere il 1918 e alcuni sostanziali progressi tecnologici. Infine, gli attacchi della Prima Guerra Mondiale ebbero due fondamentali carenze: le comunicazioni e gli strumenti per sfruttare il successo. In precedenza i comandanti erano in grado di vedere il campo di battaglia e di controllare le loro forze mediante l'uso di messaggeri. Per esempio, durante la Guerra civile americana, il comandante dei Confederati Robert E. Lee fu in condizioni di osservare direttamente quasi tutta l'estensione del campo di battaglia di Gettysburg e poté così inviare, con relativa facilità, le sue istruzioni ai reparti in azione. Tuttavia, la Prima Guerra Mondiale ebbe l'effetto di cambiare completamente questa situazione. I campi di battaglia erano enormi, spesso la loro estensione superava le centinaia di chilometri, mentre la tecnologia delle comunicazioni non era riuscita a tenere il passo di questa evoluzione. I comandanti della Seconda Guerra Mondiale avrebbero avuto a disposizione una rete di comando e controllo basata su efficaci radiocomunicazioni e sul supporto dell'aereonautica da ricognizione; mentre quelli della Prima non disponevano di tali strumenti e i loro apparati radio erano rudimentali e ingombranti. Così, non appena gli uomini balzavano fuori delle trincee e partivano all'assalto, i comandanti perdevano ogni contatto con loro e, di conseguenza, il controllo sull'andamento della battaglia. I generali che combatterono la Guerra civile americana e le Guerre napoleoniche disponevano poi di un'arma capace di trasformare la vittoria sul campo nella completa rotta del nemico: la cavalleria. Sul Fronte occidentale, invece, un reparto di cavalleria allo scoperto era ancor più vulnerabile della normale fanteria.
La guerra di trincea
UN MOMENTO DELL'ADDESTRAMENTO DELLA SQUADRA DI SERVENTI DI UN CANNONE HOTCHKISS DELL'ESERCITO BRITANNICO. I BELLIGERANTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SI AFFIDAVANO A TRASPORTI PER LO PIÙ BASATI SULLA TRAZIONE ANIMALE. DA ENTRAMBE LE PARTI GLI ESERCITI PERLUSTRARONO LE CAMPAGNE IN CERCA DEI CAVALLI NECESSARI A SPOSTARE ARMI E MATERIALI PER LE LORO GRANDI ARMATE SU TUTTI I CAMPI DI BATTAGLIA.
Nella Seconda Guerra Mondiale i generali avrebbero potuto contare sulla velocità delle forze corazzate per colpire e travolgere con fulminea rapidità le difese che si opponevano loro. Invece questa fu la prima e unica guerra moderna che vide la totale assenza di uno strumento che rendesse possibile lo sfruttamento del successo e quindi la trasformazione di una vittoria tattica in un'avanzata di significato strategico. In conclusione, una volta decisa l'offensiva, i generali della Prima Guerra Mondiale dovevano subire un tremendo svantaggio in termini di potenza di fuoco; le operazioni non potevano essere efficacemente controllate a causa delle mediocri comunicazioni e le armate si muovevano solo alla velocità consentita dalle gambe dei loro soldati. Per contro, i difensori avevano invece a disposizione efficaci comunicazioni telegrafiche e buoni trasporti, grazie alle ferrovie che correvano nelle retrovie del Fronte. Questa evidente disparità significava, in pratica, che i difensori avevano una maggiore conoscenza della situazione sul campo di battaglia e potevano far accorrere più velocemente i rinforzi nei punti critici. Insomma, lo stato della tecnologia di inizio secolo obbligava a una guerra difensiva. La difesa era superiore all'offesa per potenziale di fuoco, di comando e controllo, di manovra. Tuttavia è ben raro vincere una guerra stando in difesa e la tradizione militare del tempo pretendeva un atteggiamento aggressivo. E così la Guerra andò avanti, un assurdo e inutile assalto dopo l'altro, costruendosi una meritata fama di orrore e morte.

NEUVE CHAPELLE
Il comandante in capo francese, Joffre, voleva assolutamente riprendere le azioni offensive sul fronte perciò invocò un’operazione congiunta volta a eliminare il grosso saliente tedesco che si protendeva nella Francia centrale. Il suo piano contemplava un attacco francese nell'Artois e una concomitante avanzata britannica sulla cresta dell'Aubers, nei pressi del villaggio di Neuve Chapelle. La preparazione dell'offensiva francese incontrò tuttavia dei ritardi e Joffre ne decise il rinvio; il generale French, comandante della BEF, si trovò in disaccordo con questa decisione di Joffre e decise che la parte britannica dell'offensiva sarebbe partita come previsto.
IL FRONTE OCCIDENTALE NEL 1915
Il fronte occidentale 1915
AUTOBLINDO ROLL-ROYCE
La guerra di trincea
SOLDATI FRANCESI, APPESANTITI DAGLI ZAINI, DIFENDONO UNA POSIZIONE. SPESSO I SOLDATI ERANO SOVRACCARICHI DI FARDELLI CHE RENDEVANO ANCORA PIÙ DURA LA LORO CONDIZIONE.
French assegnò l'obbiettivo di Neuve Chapelle a Douglas Haig e alla sua appena costituita Prima Armata. La pianificazione nel dettaglio dell'operazione ricadde, invece, sul comandante del Quarto Corpo d'armata, generale Henry Rawlinson. Questi stilò un piano che prevedeva un assalto limitato alla conquista delle prime linee tedesche e poi la sconfitta dell'inevitabile contrattacco tedesco. Tuttavia, quando Haig esaminò il piano vi apportò delle modifiche. Haig desiderava un'avanzata più incisiva, volta alla conquista della cresta dell'Aubers. Si affacciò così un altro dei grandi dibattiti teorici sul Fronte occidentale: le offensive avrebbero dovuto limitarsi a una successione di piccoli passi o era meglio puntare sull'apertura una grande breccia nelle linee nemiche e alla conseguente vittoria decisiva? Haig fu spesso partigiano della seconda ipotesi. Il Corpo di spedizione britannico aveva concentrato 340 pezzi d'artiglieria su un settore d'attacco di meno di due chilometri, prevedendo di scagliare quasi centoquaranta chili di proiettili per ciascun metro di trincea tedesca. Anche se intenso, il bombardamento di preparazione doveva però limitarsi a una durata di soli trentacinque minuti. Rawlinson e Haig optarono per un periodo così breve per non sprecare l'effetto sorpresa, ma anche perché gli inglesi disponevano di limitate scorte di munizioni. L'assalto iniziò alle 7.30 del 10 marzo 1915. Gli inglesi avevano fatto grandi sforzi per tenere il più possibile segreta l'imminente operazione e fu grazie a questo che, come successe loro solo poche volte in tutto il corso del conflitto, i tedeschi rimasero sorpresi dall'attacco. La sorpresa conferì agli inglesi un'iniziale superiorità numerica di quattro a uno. Nel settore centrale del fronte d'attacco le truppe britanniche, forzate da reparti indiani, fecero quindi rapidi progressi. Raggiunsero gli obbiettivi prefissati e superarono Neuve Chapelle di gran carriera. Tuttavia, sulle ali, dove il bombardamento d'artiglieria era stato per forza di cose meno efficace, gli inglesi si trovarono in guai seri. In quei settori, infatti, gli sbarramenti di filo spinato rallentarono l'avanzata che, per di più, si trovò esposta al fuoco d'infilata degli indisturbati reparti tedeschi appostati ai lati del settore.
Il primo giorno dell'offensiva l'effetto sorpresa di un efficace bombardamento aveva fatto guadagnare molto terreno al Corpo di spedizione britannico. Tuttavia la reazione tedesca stava a significare che, in realtà, un vero e proprio sfondamento non era mai stato possibile.
Così, mentre le ali dell'attacco erano impegnate in duri combattimenti, al centro la vittoria sembrò arridere agli inglesi. Haig e Rawlinson avevano però scarse informazioni sull'evolversi degli eventi.
Le truppe in avanzata erano costrette a comunicare con il comando per mezzo di messaggeri e piccioni viaggiatori, sistemi rischiosi e lentissimi. Ore preziose furono così delle informazioni che giungevano al quartier generale inglese erano ormai superate. Rawlinson decise allora di impiegare le sue riserve - inizialmente destinate a condurre l'assalto sulle creste - per alimentare la vacillante spinta offensiva delle ali britanniche.
Dato che le truppe inglesi e indiane operanti al centro avevano ormai quasi sfondato le linee tedesche, i detrattori di Rawlinson affermano che avrebbe potuto conseguire un grosso successo se solo avesse inviato lì i suoi rinforzi invece che sulle ali. Considerate le circostanze e l'impenetrabile "fumo della battaglia" calato sul settore a causa della mediocrità delle comunicazioni, quelli che oggi vengono considerati gli errori di Rawlinson appaiono però comprensibili. Intanto, superata rapidamente la sorpresa, i tedeschi reagirono alla minaccia che pendeva sull'area di Neuve Chapelle spedendo a rinforzo del settore circa sedicimila uomini.
Con ogni evidenza le forze fresche tedesche avrebbero riservato un rude trattamento a qualsiasi ulteriore tentativo inglese di sfondare al centro. Il secondo giorno dell'offensiva le forze britanniche avevano già perso buona parte del loro vantaggio iniziale. Inoltre, il nuovo bombardamento preliminare fu meno intenso, meno accurato e durò solo quindici minuti a causa della crescente penuria di munizioni.
Così i soldati inglesi e indiani si trovarono ad attaccare un nemico più forte che, per di più, presidiava opere di difesa intatte. Tutti gli assalti inglesi lanciati il secondo giorno dell'operazione di Neuve Chapelle vennero agevolmente respinti. Il terzo giorno le forze tedesche sferrarono un contrattacco volto a riconquistare il terreno perduto, ma questa volta furono loro a sbagliare tattica. Fino a quel momento, grazie al vantaggio che gli veniva dal combattere in difesa, i tedeschi avevano subito un decimo delle perdite inflitte agli inglesi, ma non appena si portarono all'attacco persero la sicurezza fornita dalle loro trincee e con essa circa diecimila uomini.
L'operazione di Neuve Chapelle avrebbe potuto insegnare parecchie cose. Il primo giorno dell'offensiva gli effetti della sorpresa e di un efficace bombardamento d'artiglieria avevano messo il Corpo di spedizione britannico nella condizione di conquistare una considerevole estensione di terreno. Tuttavia, la pronta reazione tedesca stava a significare che, in realtà, un vero e proprio sfondamento non era stato possibile. Nei giorni seguenti l'equilibrio della battaglia si era quindi spostato a favore dei difensori rendendo difficile, se non impossibile, qualsiasi ulteriore progresso. I tedeschi, a loro volta, commisero l'errore di rispettare la filosofia del contrattacco, riportando così in parità - circa tredicimila per parte - il bilancio finale delle perdite della Battaglia di Neuve Chapelle. Tutta l'operazione dimostrava che un completo sfondamento del Fronte era impossibile e che le azioni offensive avrebbero dovuto affidarsi alla tattica dei piccoli passi. Non solo. In un'ottica tedesca sarebbe dovuto risultare chiaro che i contrattacchi erano solo sprechi di uomini e risorse ma, entrambi i contendenti, dimostrarono successivamente di non aver compreso bene la lezione.
VITA IN TRINCEA
Gli uomini che consumarono la loro esistenza nelle trincee del Fronte occidentale vivevano in un mondo primitivo, dominato alternativamente dalla noia e dal più inimmaginabile degli orrori. I soldati erano costretti a vivere per lunghi mesi all'aperto o in angusti, e spesso fangosi, ricoveri sotterranei, sopportando caldo soffocante e freddo intenso, siccità e piogge torrenziali. Alimentazione e condizioni igieniche erano, nel migliore dei casi, pessime oppure, nel peggiore, del tutto inesistenti. Come logico, in simili condizioni, i pidocchi proliferavano indisturbati.

«Quando eravamo di guardia, mezzi morti di freddo, i pidocchi non ci davano granché fastidio, ma quando rientravamo nei nostri minuscoli ricoveri e cominciavamo a riscaldarci, allora quelli uscivano fuori dalle pieghe dei nostri vestiti. Erano davvero i nostri più intimi compagni e.… per colpa foro, non riuscivamo a dormire nemmeno quando eravamo stremati dalla fatica, mentale e fisica, della prima linea. Ho visto uomini urlare e maledire i pidocchi e il loro Creatore..."

Quando la battaglia avvampava per lungo tempo, la terra di nessuno diventava una sorta di cimitero a cielo aperto, colmo delle migliaia di corpi fatti a pezzi di morti, spesso in avanzata decomposizione.

«Le nostre trincee erano a meno di 500 metri da quelle tedesche e tutto quel terreno era costellato di cadaveri. Restarono là; alcuni erano caduti il 12 settembre e noi non partimmo che il 13 di ottobre. Si può immaginare il fetore. Tutta la zona era una fossa comune a cielo aperto, colma di ogni sorta di abominio."

Molti dei morti e dei feriti che giacevano nella terra di nessuno erano ipiù cari amici dei sopravvissuti che ancora occupavano le trincee. E capitava anche che questi ultimi, ad aumentare il loro orrore, fossero costretti a osservare le orde di ratti che sciamavano sul campo di battaglia contendendosi i corpi dei compagni d'arme appena caduti.

«ll suo cadavere era ormai putrefatto. Non lo sopportavo più. Gli era arrivato addosso qualcosa di abbastanza grosso. Quando lo pensai: "Cristol Dovremmo seppellirlo. Almeno coprirlo" poi un grosso ratto insanguinato uscì fuori dalla sua manica, aveva appena cenato; cioè, si stava proprio cibando del suo braccio. Quella grossa cosa insanguinata sbucò fuori e quasi impazzii..."

I veterani della Prima Guerra Mondiale ricordano spesso i tempi passati con tanti cari vecchi compagni d'arme, ma tutti quelli che hanno combattuto in trincea ricordano quell'esperienza come un vero inferno. L'orrore dei traumi che dovettero subire ha pochi eguali nella storia delle guerre di tutti i tempi.


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